Cronache Marziane – 5

Marte, 14 dicembre 2160, stazione di Mora, Itaglia.
Il Natale non ha portato alcun regalo di rilievo all’Itaglia, che oggi più che mai pare un film di Franco e Ciccio. Il fatto drammatico è che Franco e Ciccio erano pagati per far ridere; noi (l’Itaglia) paghiamo chi ci fa piangere, e pure profumatamente.

Il Paese è sempre più confuso e vittima, all’estero, dei più crudeli (eppur meritati) stereotipi tipo pizza mandolino e maruzzella; in Parlamento, i partiti all’opposizione sono allo sbando, la maggioranza è frantumata, ma il magna magna generale aumenta. In un clima di mestizia totale si affaccia la polemica che divide il partito dell’Itaglia dei Livori. Fondato da Toni Di Pietra, vive in questi giorni il subbuglio causato dalla fuoriuscita di tre parlamentari che, di fatto, hanno legittimato il Governo votando la fiducia. Una storia davvero vomitevole, sulla quale si raccontano aneddoti penosi di compravendita, beni immobili regalati e scopate garantite e gratuite (tanto paghiamo noi).

L’ex magistrato De Maestris capeggia la rivolta nel partito: secondo alcuni per prendere il posto di Di Pietra, secondo altri, perché di zozzoni della risma dei tre transfughi il partito è pieno zeppo. E chi ce li ha infilati codesti laidi? Di Pietra, of course, anche perché nel partito si discute tutti insieme ma le decisioni alla fine le prende lui, il capo, senza rendere conto a nessuno. Intanto Berlucchioni gode come un troio: va da un prete e in piena trans natalizio-scopereccia annuncia che il governo durerà fino al termine del mandato nonostante gli scandali avvenuti di recente e la divisione all’interno del Popolo della Libertà di Fare come ci Pare. I parlamentari fuoriusciti, che hanno dato vita a Futuro e Slealtà, si sono ridimensionati e hanno abbassato le penne dopo essere stati miseramente battuti sulla sfiducia al Governo di due settimane fa. La pochezza di chi li guida è chiara dal momento che nonostante abbia provato il ribaltone, nonostante non rappresenti una figura super partes, Gianfranco Finti non si dimette. Si predica bene contro il Porcone di Arcole ma tutti, in fondo, sono peggio di lui. E la gente, che è in grado di accettare un lurido che si riconosce un lurido, non darà mai fiducia a dei vermi che fanno finta di non essere tali: per questo, se all’interno dei partiti di minoranza non succede qualcosa, ossia non vengono defenestrati tutti i vecchi tromboni e i loro leccaculi, ancora una volta assisteremo alla vittoria del Piccolo Grande Mignottaro.

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