Daje (de tacco e daje de punta)

L’elezione di Ignazio Marino, ottenuta grazie al 45% e rutti degli aventi diritto al voto dimostra due cose. La prima, e’ evidente, e’ che Gianni Alemanno ha governato male la citta’: i motivi sono noti, la citta’ sopravvive stancamente sue rovine. La seconda, un po’ meno evidente, e’ che la maggioranza dei romani non lo vuole come sindaco. Perche’ dopo Rutelli, che se non altro aveva restituito un decoro urbano a livelli decenti, Roma e’ peggiorata costantemente. Valter Cialtroni elargiva sorrisi da amico di vecchia data al popolo ma le risate vere se le faceva a cena con i costruttori, divenuti di fatto i padroni della citta’ dei centri commerciali e dei quartieri “tutto incluso” fantasma. Oltre ad aver speso miliardi per far arricchire i soliti amici degli amici e finanziare la solita “cul-tura”. Ignazio MarinoAlemanno, infatti, non ha vinto per caso. Avrebbe potuto realmente affossare il “sistema Roma”, quello cioe’ dei centri di potere da occupare, e invece non ha saputo far altro che farla depredare dai lupi famelici di cui si e’ contornato. Non e’ riuscito a farsi rieleggere neppure elargendo cariche, quattrini, nomine e posti di lavoro: un fallimento totale, persino nel clientelismo. Logico che piu’ di meta’ dei romani non si sia recato alle urne: questo o quello pari sono. Cambia la faccia ma non cambieranno i modi. E a giudicare dai grugni ghignanti e con la bava alla bocca di tanti ex veltroniani cacciati in malo modo 5 anni fa, la sensazione e’ condivisibile. Marino ha fatto una campagna elettorale per le primarie del centrosinistra ponendosi come “elemento di rottura” dei soliti schemi: difficile credere guardando i suoi sponsor: da Bettini a Zingaretti, stiamo parlando della vecchia baldoria romana targata Veltroni. Ma soprattutto Marino dovra’ pagare la cambialona elargita in campagna elettorale al PD perche’ e’ solo grazie ad esso che ha vinto: il tracollo di Alemanno, associato all’astensionismo, fanno di lui un re piu’ piccolo del fumetto di Soglow. Perche’ Marino non ha vinto grazie al voto dei Romani, bensi’ a quelli del PD, la cui macchina, pur rabberciata, ha comunque una struttura ancora in grado di raccogliere un quarto dei voti a disposizione: quelli che di fatto gli hanno permesso di vincere. Fossi stato in lui, avrei chiesto scusa senza accennare un sorriso, lunedi’ sera: per quel che Roma e’ stata e per il fatto di governare una citta’ che non lo ha voluto ma se lo dovra’ tenere suo malgrado per i prossimi 5 anni. Speriamo che Marino capisca almeno l’enorme occasione che ha per le mani: una citta’ distrutta che ha bisogno innanzitutto di funzionare, di fare in modo che la gente si sposti facilmente e usufruisca dei servizi per cui paga tasse spropositate. Stante la situazione, non ci vuole granche’: basta guardarsi intorno, e intervenire.

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