Il gioco delle tre carte

Un governo realmente autorevole non si sarebbe mai azzardato a parlare, ancora una volta, di sacrifici. Avrebbe parlato di misure o interventi “contro”. Contro gli sprechi, il malaffare, i meccanismi che hanno favorito la crescita di quel debito di cui, ma guarda un po’, Mario Monti continua a ritenerci responsabili.

Questo Paese non deve fare alcun sacrificio: allo stesso modo Mario Monti e i suoi ministri non dovrebbero fare granché se non ripristinare la legalità, fermare gli sprechi, varare una nuova legge elettorale e fiscale che, finalmente, non sia aggirabile.

Stop, fine, punto.

E invece anche il professore ci dice che è il momento dei sacrifici. Niente di diverso dalla recita dei vertici europei e dei membri del precedente governo. Messo da parte Berlusconi e nominato da un Presidente della Repubblica realmente imbarazzante, questo nuovo governo parla di reintroduzione dell’ICI, di patrimoniale, di aumento dell’IVA e dell’età pensionabile. C’era realmente bisogno di nominare questo professore con molti scheletri nell’armadio del suo ufficio di commissario europeo alla concorrenza per fare questo tipo di interventi?

No. C’è molto altro. E questo “altro” peserà come un macigno sul nostro futuro.

Pochi sollevano dubbi su questo giochetto delle tre carte, molti vedono spettri e complotti inesistenti solo per rendere tutto più confuso quando la verità è chiara: e cioè che “gli affari sono affari”.

E solo una questione di soldi, di come farne di più, di come rendere gli Stati sempre più interdipendenti, di costringerci a comprare, a “vivere per spendere”. Se Monti sta dove sta è perché l’Europa anziché essere unita è costantemente in guerra per l’Euro e le “campagne” di Grecia e Italia non si possono perdere. Questa è gente che scende in campo per l’Euro, e non farà prigionieri.

E la cosa più avvilente è vedere così tanti attori (giornalisti, imprenditori, politici, professionisti) preferire la parte dei comprimari anziché dei protagonisti, accettando e supportando queste continue imposizioni, l’ultima delle quali è la formazione del Governo Monti, che nulla hanno a che vedere con il bene comune.

E un pubblico, composto dalla solita maggioranza silenziosa, che sa quando inizia lo spettacolo e quando finisce, ma non ne capisce la trama.

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