La nuova Margherita

Della penosa involuzione del M5S hanno già parlato diffusamente tutti i principali quotidiani. Non ci è voluto molto, del resto, a vedere nelle ultime volontà della dirigenza di quello che è divenuto un partito a tutti gli effetti – strutturato con i suoi capi, capetti e cortigiani – la fine di un percorso inizialmente virtuoso e precipitato molto prima. Il punto è proprio questo: il M5S non muore oggi ma prima delle elezioni politiche del 2018. Quelle candidature ignobili calate dall’alto erano state un evidente campanello d’allarme. La storia recente, fatta di scelte dettate più dalle convenienze che dal buon senso, ha giorno dopo giorno confermato quel declivio inesorabile fino alla messinscena delle recenti votazioni su Rousseau che hanno polverizzato i cardini costitutivi della creazione di Peppe Grillo.

Le percentuali bulgare con le quali si sono concluse le votazioni su Rousseau non ingannino: la deriva plebiscitaria colpisce tutte le democrazie tossiche, figuriamoci quella interna al M5S, ormai addomesticata dalla propria classe dirigente. Quella maggioranza schiacciante è il prodotto del clientelismo sviluppato in tutti questi anni: quell’80% che ha detto si alla cancellazione di un dogma virtuoso come quello del rispetto dei due mandati, altro non è che diretta derivazione dell’establishment pentastellato. Assistenti, portaborse, consulenti che dalle fortune del M5S traggono la paga con cui campare se stessi e la famigghia. Del resto: pensavate realmente che al momento di cedere scranno e prebende gli eletti – specie i nuovi – avrebbero salutato con una stretta di mano facendo gli auguri alle nuove leve?

La cancellazione della regola dei due mandati certifica, insomma, la presa di coscienza di Casaleggio e i dei suoi grand commis che il neo Partito 5 Stelle può ormai contare su una base elettoral-clientelare forte di oltre il 20-25% e che i margini di crescita sono scarsi, specie governando: con il fattaccio rousseauniano si è tirata una linea, si è preso coscienza che la nuova formazione di Di Maio è una sorta di Nuova Margherita (chi si ricorda della vecchia?), un po’ più forte e meno appesantita da figure impresentabili – solo per il momento – ma la grana è quella, così come l’obiettivo a lungo termine: quello di tirare a campare nell’arello della politica italiana.

Le premesse, le promesse, 10 anni fa, erano diverse.

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