Le Madri Passeggino

Passeggino da combattimento in acciaio pressofuso
Passeggino da combattimento in acciaio pressofuso

Marte, 23 ottobre 2162

La strada ha un nuovo nemico. La madre-passeggino. Non piu’ madre-col-passeggino, quadretto bucolico ormai politically incorrect, bensi’ un ibrido formatosi dalla fusione tra i suddetti elementi.

Indaffarate come se stessero decidendo le sorti del pianeta, queste donne-guerriere imperversano ormai ovunque: non c’e strada di una qualsiasi citta’ del vecchio continente che non le veda correre brandendo come un paracarro queste carrozzine dalla foggia sempre piu’ preoccupante: a quattro, tre, sei ruote, a seconda della disponibilita’ economica o dell’istinto omicida (derivante of course dalla depressione post-parto). La tendenza e’ sempre piu’ favorevole al passeggino Tre ruote: e’ un po’ piu difficile da portare e per avere buone performance bisogno allenarsi un po’, ma la forma a cuneo permette sfondamenti pochi anni fa impensabili. La sua Potenza di fuoco e’ impareggiabile.

Per le meno abbienti, le tirchie, le radical-chic, c’e’ il buon vecchio Quattro ruote, magari potenziato con gomme carrarmato-antipioggia per mantenere un’altrimenti difficile aderenza durante lo slalom necessario in occasione di fuoriuscite da centri commerciali, parrucchierie, supermercati: un atto dovuto, una sorta di liberazione dopo l’angosciante fila passata ad ascoltare ovvieta’ inaudite sul putto trasportato, del tipo “che meraviglia” “beato lui” “che amore”: commenti di improbabili colleghi di attesa che alla domanda “e te quando lo fai un figlio” ti rispondono a voce “mah, vediamo…” pensando tuttavia “seeee cor cazzo che me ce freghi mica vojo fa la finaccia tua” magari grattandosi i coglioni e facendo le corna a due mani appena voltate le spalle. Ma una madre sa. E forse e’ per questo motivo che da placida passeggiata, l’uscita col passeggino diventa una battaglia da combattersi a sportellate, usando il passeggino come battistrada o, all’occorrenza, come frangiflutti capace di respingere gli attacchi di altre madri guerriere. Esempi? Quanti ne volete.

Non e’ casuale vedere, in un centro commerciale, due madri che a 100 metri di distanza pianificano l’attacco al cesso per cambiare il lattante che, quando si fa la cacca sotto, perde quell’alone di innocenza e diventa una potenziale arma di distruzione di massa. Fateci caso la prossima volta che vedete una madre entrare in un bagno pubblico con il proprio bebe’: entra che e’ un fiore, esce che dimostra 30 anni di piu’, la bocca piatta, il naso incartapecorito e un’incazzatura da primato.

Tutto normale, peraltro.

Ma e’ ovvio che l’esperienza rende le madri accorte e entrare in un bagno/lavatoio dopo che ci e’ passata un’altra madre con il proprio bambolo significa moltiplicare tutte queste amarezze per due. Eccole allora prendere la rincorsa, l’una agli antipodi dell’altra, il passeggino brandito come uno spadone a due mani, e cominciare una gara di velocita’ dove il secondo posto non esiste. E il centro commerciale si trasforma in un’arena, a vederlo da un piano superiore sembrerebbe di stare sul set di Rollerball o davanti a Speedball 2: con gli occhi iniettati di sangue e il fumo che esce dalle orecchie, dopo un paio di slalom per inquadrare la rotta e una volta in asse perfetta con la linea immaginaria che le divide dal bagno, le madri approcciano il traguardo come due caterpillar. Non c’e’ tempo per le scuse: gli anziani vengono penosamente asfaltati, i meno accorti, di spalle, abbattuti senza pieta’.

E’ una battaglia, del resto, vale tutto e per chi perde non c’e’ premio di consolazione: ne restera’ soltanto una. Quella che perde. Sudata, provata, triste, ha gli stessi occhi di Wile E. Coyote quando si accorge di non avere piu’ terra sotto i piedi. Sa di dover accettare il verdetto: non cela la profonda amarezza, la somatizza. Le sconfitte temprano.

Domani, l’onta verra’ vendicata.

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