Leggende

Marte, 10 giugno 2162

“C’erano una volta, in un reame, i poteri forti. Questi erano persone che detenevano gran parte della ricchezza del reame e con i loro soldi si compravano i politici zozzoni e li costringevano poi a fare leggi che favorissero i loro guadagni a scapito dei bisogni e degli interessi di tutte le altre persone. Il reame, che un tempo era forte e rigoglioso, somigliava sempre più allo stanco e triste re che lo guidava da 6 anni circa, Napolinetto, ed era guidato dal perfido gran ciambellano Mario, una marionetta agli ordini delle banche, società tramite le quali i poteri forti controllavano i soldi del reame.

A un certo punto però le persone cominciarono ad arrabbiarsi un pochino, anzi: si incazzarono come bestie. E allora cominciarono prima a protestare, poi a tirare le scarpe in bocca ai politici, al triste re e al gran ciambellano, infine assaltarono il castello incantato. Presero tutti i politici e li chiusero in galera per 30 anni; poi andarono dal gran ciambellano e dissero loro di vergognarsi e di andare in esilio; infine andarono dal poro re. Napolinetto se la stava facendo sotto come al solito e allora provò un ultimo “coup de teatre”: in fretta e furia si mise a cercare un incantesimo in grado di farlo sparire dal castello e farlo riapparire in un altro reame. Sfortunatamente per lui era scemo, oltre che crudele, e allora invece di prendere il libro delle magie sfogliò il ricettario del lievito De Bortolini e, abra cadabra, fece la magia. Il popolo, dopo aver sequestrato tutte le ricchezze accumulate ingiustamente ai politici, al gran ciambellano e ai poteri forti, irruppe nella stanza del re ma vi trovò solo un cinghiale, bello grasso ma brutto brutto. Qualcuno voleva chiuderlo in una porcilaia, altri volevano lasciarlo andare in segno di libertà: alla fine il cinghiale fu lasciato libero di grufolare in pace. E tutti vissero felici e contenti”.
E’ domenica, è festa, e allora raccontiamo le favole ai bambini. Può permetterselo il direttore di un quotidiano autorevole, che in un editoriale racconta “la leggenda dei poteri forti” e parla di “classe dirigente responsabile”, posso farlo anch’io.

Il dramma è che io scherzo.

Lui no.

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