Manca solo er Puzzone

Marte, 2 maggio 2162
Cosa dobbiamo aspettarci ancora? La riaffermazione dello Ius Prime Noctis? Dell’aristocrazia? Un monarca per farci sentire sudditi di qualcuno – e non, come ora, di qualcosa – ? Vedere che per una situazione complicata e imbarazzante come quella itagliana venga scelto un rottame della Prima e Seconda repubblica, un vecchio trombone nelle cui tasche lo stato versa l’equivalente dello stipendio di 25 persone, un poltronissimo scorreggione come Giugliano Odiato significa vivere in un incubo prolungato. La gente rischia l’infarto, se va bene sviene, oppure, da buon itagliese, accetta in silenzio tanto ha il suo programmino alla televisione anche stasera.

Se questo governo è furbo da domani comincia a vendere bare o gabbie per matti: il risanamento del deficit è assicurato. Di che cosa hanno bisogno gli itagliani per incazzarsi e dire: “no, basta così”, andare sotto l’Orinale dove alloggia il presidente Banalitano con tutta la sua corte e invocare nuove elezioni?

E’ tutto così chiaro, evidente: eppure si sente ancora parlare di “rispetto delle istituzioni”, di “antipolitica”, di pesci e mignottoni. L’Itaglia è come Mimmo davanti alla farmacia: esce con il buono, non sa cosa farsene e chiede alla nonna che vuol dire. E la nonna: “vuol dire che te la piji’n der culo”.
E lui prende, mette in moto e via, il viaggio riprende, come se nulla fosse.

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