Non facciamoci fregare la Sanità

Se ancora avete dubbi, sulla volontà politica di distruggere la sanità pubblica, basta che, per balzana curiosità o necessità, il vostro medico vi prescriva un esame, un’analisi, una lastra. Per fare i raggi X alla mia caviglia destra, fratturata malamente, ho speso privatamente 30 euro. Col ticket, nella struttura pubblica ne avrei sborsati 34, oltre a dover aspettare e aspettare non so bene cosa se, nel laboratorio di analisi cui mi sono rivolto, venti persone prima di me hanno fatto la radiografia e sono usciti con le lastre in mano refertate, per giunta, dal medico. Il tutto in un’ora al lordo di tutte le attese.

Come se non bastasse oggi, dopo l’ennesimo controllo in ospedale con l’ennesimo ortopedico diverso che, ovviamente, non può che dare un parere di massima perché non mi ha operato, ho avuto un’altra prova della disorganizzazione all’interno dell’ospedale pubblico che mi ha avuto in cura e che non cito per due motivi: il primo è che con i tempi che corrono le critiche possono significare guai per gli operatori; il secondo è che in linea di massima, per esperienza diretta, le cose vanno così, se non peggio, in tutti gli ospedali della capitale.

Prima che medici o infermieri comincino ad incazzarsi voglio precisare che non sono loro il problema. Il problema sono i dirigenti, chi comanda, chi si occupa di organizzare il lavoro, di pensare a migliorare la qualità del servizio erogato.

E’ inaccettabile che a settembre 2011 un’infermiera, se io non ho portato il numero della mia cartella clinica, cominci a sfogliare un’agenda cercando disperatamente traccia del mio nome. Un’agenda. Con i milioni che si spendono al giorno, un ospedale che non ha ancora dotato tutti gli uffici di un computer in grado di aggiornare un database – o un miserabile foglio di testo – è diretto male. Bastava un click, e l’ortopedico avrebbe avuto davanti a sé tutta la mia situazione, dal ricovero al precedente controllo. E invece no: alla fine, sconsolata e avvilità, l’infermiera ha dovuto tirare fuori una cartella nuova e stilarla da capo. Non voglio immaginare la confusione, d’ora in poi, quando chiederò la mia cartella.
Eppure ci sarebbe voluto veramente poco.

Come ci sarebbe voluto poco a farmi consultare dall’ortopedico che mi ha operato, anziché trovarmi di fronte, 8 volte su 9, ad ortopedici bravi ma che ovviamente, non avendomi messo le mani nella caviglia, non potevano che darmi pareri molto generici o, addirittura, profondamente discordanti. Gli ortopedici sono tanti all’interno di un ospedale ma solo uno, di norma, ti opera. A rotazione questi ortopedici sono di turno in ambulatorio. Logica vorrebbe che, se mi ha operato tizio, l’appuntamento mi verrà dato in corrispondenza del suo turno nella rotazione. Troppo logico e facile avranno pensato gli scienziati che governano l’ospedale: se non c’è brivido non c’è godimento e allora gli appuntamenti vengono dati, senza molti giri di parole, a cazzo di cane. E così si verifica la situazione di cui sopra. E si perdono ore preziose. E ci si incazza, purtroppo con la frontline, cioè medici e infermieri, che in realtà sono impantanati nella burocrazia e nell’efficienza così come lo siamo noi. Si, vabbé, poi c’è anche l’infermiere che ti manda a quel paese anche se gli chiedi dov’è il bagno. Ma è l’eccezione che conferma la regola. E la regola è che medici e tecnici sono eccezionali, mentre non lo è chi gestisce, che ovviamente è espressione della poiltica: il colore non importa, la torta degli appalti è talmente grossa da soddisfare gli appetiti di tutti. Che aumenteranno nel momento in cui l’affare legato alle nostre malattie e alle relative cure diventerà privato. Ma il progetto è chiaro: far passare l’idea che, privatizzando, le cose andranno meglio, i servizi saranno migliori, le liste d’attesa inesistenti etc etc

Basterebbe cacciare o mettere in galera i responsabili, politici e non, degli sperperi nel comparto sanità degli ultimi 20 anni: altro che debito, altro che tasse.

Quei soldi sono stati semplicemente ed evidentemente rubati: la magistratura, in questo, ha colpe altrettanto evidenti perché sono troppo poche le persone legate agli scandali della sanità finite in galera rispetto ai soldi regalati a questa o quella ditta o società nel corso degli ultimi decenni. E’ mai possibile che con tutto il debito accumulato nel Lazio non ci sia stato un magistrato col buon senso di controllare i registri di anche un solo ospedale e capire come sono stati spesi tutti quei soldi?

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