Ostia si scopre snob? “Maddeché”

Ostia snob e libera dai coatti. lo scrive oggi “Il Tempo” nella cronaca romana, tratteggiando un litorale tranquillo, libero dai tanga, innaffiato di buon vino e colonna sonora “soft”.

Verrebbe da rispondere “maddeche”, rigorosamente tutto attaccato e con l’intercalare tipico del coatto antico che, dalla città eterna e appiccicaticcia, migra preferibilmente nei fine settimana sul litorale romano con l’autoradio a palla, il super santos sotto le ascelle e la canotta “nera che sfina” ma ovviamente di misto poliestere. Altro che libera dal coattume: da capocotta al nuovo porto c’è solo l’imbarazzo della scelta.

Basta guardarsi intorno: è il bello e il brutto di questa zona, sempre a metà tra rinascita e totale decadenza, mai “normale” nell’accezione più semplice del termine: senza scomodare Pasolini sulla questione, basta farsi una passeggiata sul bagnasciuga per notare quanto nulla cambi, anno dopo anno, in particolar modo sulla spiaggia. dove se ne vedono sempre di tutti i colori: lasciando perdere le spiagge libere, ormai valido allenamento per i reparti speciali dell’esercito viste le pallonate, “freesbate” e racchettonate che possono colpirti in piena fronte in qualsiasi momento, gli stabilimenti pullulano di elementi di cattivo gusto: dai bagnini con la canotta consumata all’odore di frittura irrorato dalle mense, fino ai vu cumprà che, sempre più stoicamente, portano in spalla l’equivalente di un casalinghi cinese pur di “svoltare”. Tranquillità manco a parlarne, così come di lusso, atmosfere soft e brunch a metà mattina: se Moschino è cheap and chic, Ostia resta cheap and choc: in alcuni stabilimenti sono addirittura comparsi lettini in ecopelle e i secchielli per tenere fresco lo champagne: roba da film dell’orrore low budget.

Ma, in fondo, perché non apprezzare tutto questo anziché nasconderlo? è un’arma a doppio taglio, è come scegliere il deodorante invece della doccia. in fondo, quale sarebbe il pubblico che gli esercenti di ostia vorrebbero vedere negli stabilimenti, bar e ristoranti? quelli del suv comprato a rate? O le miss con la borsa tarocca? Raschia raschia, stanno ovunque, al mare come in città. Soprattutto,coatti ci diventiamo nel momento stesso in cui decidiamo di andarci, a Ostia: per il lusso e il buon gusto rivolgersi altrove, oltre i cento km.

Ostia è coatta, c’è poco da dire, da fare, sdoganare e rivalutare: del resto, è o non è il mare di Roma?

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