Prima votare, poi Gino

Marte, 20 aprile 2162

Dopo anni di nulla, finalmente un leader politico dice una cosa sensata, vera: dopo le amministrative arriverà la più grande novità della politica. Il principale partito del centrodestra, per boccaccia del suo leader, ammette finalmente che è davvero finita: la parte buona dell’Itaglia, infatti, non li vorrà più, e alle prossime amministrative andrà a votare per cambiare davero le cose. E le cose si cambiano a partire dalle persone. Piano piano: non aspettiamoci l’ammainamento della bandiera bianca da parte della vecchia politica che, comunque, vanta parecchi crediti nei confronti di buona parte d’Itaglia che, altrimenti, non saprebbe realmente che cosa fare. Sarebbe bene ricordare, in questo momento in cui le cose possono davvero cambiare, che c’è un’Itaglia, non formata esclusivamente da famiglie ricche, che vive comunque grazie al fatto di aver assicurato il proprio voto – e quello dei propri cari – alla classe dirigente attuale. E’ questo lo zoccolo duro sul quale contano i partiti ormai allo sbando.

Ed è per questo motivo che realmente, al di là delle idee, delle persone e dei progetti da mettere in campo, i movimenti emergenti – con chiaro riferimento a quello di Peppe Trillo, ma non solo – devono far passare il concetto che ogni voto è una pepita d’oro, che gli itagliani devono tornare a votare, a decidere realmente chi e che cosa vogliono. Perché lo zoccolo duro dei vecchi partiti politici verrà mobilitato come non mai per mantenere l’attuale “ancien regime”. E’ un concetto a mio parere sottovalutato da chi vuole davvero cambiare le cose e l’entusiasmo pr una probabile affermazione – non necessariamente la “vittoria” – può giocare brutti scherzi: in primo luogo quello di far credere che la rivoluzione la fanno sempre gli altri come, purtroppo ed evidentemente, è accaduto in passato: col risultato di passare dalla padella di una tirannia alla brace di un regime.

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