Si legge Vittoria, si chiama Sconfitta.

Che quanto ottenuto non sia sufficiente per andare al Governo – credo – Di Maio e Di Battista lo abbiano capito 1 secondo dopo il primo Exit Poll. Al secondo, nonostante gli abbracci, i cinque, i baci e gli applausi, avevano già capito che qualcosa era andato storto.

Perché i vertici del M5S non lo ammetteranno mai, ma la soglia attesa non era il 32,5% ottenuto, ma oltre il 40%.

Le parole – peraltro di cattivo gusto – di Di Battista il quale, ghignando, minaccia che “ora (le altre forze politiche) dovranno venire a parlare con noi” nascondono sia lo sconforto per un risultato che porterà nuovamente il M5S a 5 anni di opposizione sia la “fame” del prossimo candidato premier del M5S.

Già da oggi, forse, sarebbe il caso di chiedersi se la direzione presa sia realmente quella giusta. La “volatilità” del voto, mai come in questa tornata – dovrebbe mettere in guardia una forza che promette molto e non potrà mantenere (perché non Governa, non perché non voglia/possa), mentre dalle altre parti sanno ormai due cose.

La prima, a sinistra , è che probabilmente si è arrivati al punto più basso e, di norma, si dovrebbe fare qualcosa per risalire: tipo cambiare tout court vertici, figurine, impresentabili e rappresentanti del nulla che in pochi anni hanno distrutto la sinistra, sia estrema che moderata.

La seconda, a destra, è che “qualcosa” al popolo dovrà essere “democristianamente” restituito: il che significa migliorare la situazione e, quel che mette i brividi, rispettare almeno parte del programma elettorale, specie alla voce “migranti”.

Il problema del M5S non è solo l’aver vinto – un po’ come alle Politiche del 2013 – tanto ma non abbastanza, bensì mordere le caviglie a un Governo, il prossimo di Centro-Destra-a-guida-leghista-più-o-meno-evidente che, facendo tesoro del renzismo (chiamiamolo così, anche se il termine esatto è “bugiardismo”), cazzeggerà meno e restituirà qualcosa – poco, ma qualcosa per aumentare la fiducia la restituirà – agli italiani. E intanto bombarderà più e meglio con tutti i mezzi a disposizione, di stampa e non.

E sarà sufficiente per “passare la nottata” e resistere all’attacco di un Movimento che, per vincere, dovrà tornare ad essere intransigente ed evitare la formazione di ulteriori combriccole affamate di potere al suo interno.

Già ve ne sono – basta vedere la provenienza e le parentele di alcuni candidati – e la sconfitta di Roberta Lombardi alla Regione Lazio ne è la logica conseguenza. Forse sarebbe il caso di indagare su chi ha vinto le parlamentarie, come e grazie a cosa: è difficile credere che al Sud, dove clientelismo e assistenzialismo sono realtà consolidate, così tanti elettori siano stati illuminati sulla via di Damasco da un giorno all’altro.

Senza contare i titolari del secondo mandato: potrebbero essere non pochi coloro che cederanno alle lusinghe di un tradimento in grado di allungare la carriera politica (altrimenti al termine).

 

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