Siamo tutti Charlie Hebdo. Oggi. Domani si vedrà.

charlie-hebdoAl di là dell’orrore e del dolore per i fatti di Parigi -che voglio credere davvero da tutti condiviso e sentito- mi colpisce e mi lascia scettico lo schieramento unanime dei politici italiani ed europei a favore dello spontaneo grido popolare “Siamo tutti Charlie Hebdo”.

Ne vedremo i riscontri effettivi alla prossima querela per diffamazione o alla prossima denuncia per oltraggio: se dovessimo prestar fede alla ipocrisia di questo momento, i reati d’opinione, di qualunque natura o estensione, dovrebbero essere di fatto da oggi aboliti in tutta la solidale Europa.
Solo così si renderebbe davvero onore alle vittime del massacro di Parigi. Ma così non sarà, a conferma di una facciata politica mendace e manipolatrice dell’opinione pubblica.

E poi, non so voi ma io ho provato una sorta di epidermico fastidio nel guardare le immagini del “parterre des rois” alla sfilata di Parigi. Gente che sicuramente disprezzava il lavoro delle povere vittime della mattanza del Charlie Hebdo, e che, fino al tragico evento, si guardava bene dal considerarle quali massime espressioni della libertà di stampa e di pensiero, bensì dei semplici e fastidiosi profittatori del libertinaggio imperante. Quanta ipocrisia.

E che dire delle presenze di due aspiranti al Colle, poco probabili estimatori della satira “brutta, sporca e cattiva”, venuti per affermare agli occhi del mondo la loro “pole position”…
La grande manifestazione di Parigi mi ha deluso per questo: il popolo, il libero popolo di Francia, avrebbe dovuto rifiutare di fornire una passerella ai pavoni della politica, sui cui altezzosi volti poteva forse cogliersi lo sdegno istituzionale, ma non certo la sensibilità umana ed il sincero cordoglio.

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