Titanic!!!

Le mani sulle fronti madide di sudore, gli sguardi riflessivi, le bocche impiattite dalle preoccupazioni. Per partorire il topolino di nuove tasse senza pensare minimamente a riforme in grado di far ripartire l’economia. Roba vecchia. Ciarpame. Falsità. Non mi viene in mente altro dopo aver abbondantemente letto i giornali di ieri e stamattina sulle misure che dovrebbero essere prese per uscire fuori da questa crisi. Nulla di nuovo, la cantilena di politici e opinionisti è più o meno la stessa: chiaro sintomo di una cialtroneria comune ai due ambiti che navigano insieme a vele spiegate verso la solita manovra succhiasoldi ai danni del povero Pantalone. Il Titanic affonda ma loro continuano a far suonare l’orchestra.

Praticamente, ciò che avverrà non sarà altro che l’ennesimo furto dalle tasche delle persone che in Italia pagano a prescindere, e cioè i lavoratori dipendenti. Per tutti gli altri (e sono tanti, anzi tantissimi) un buon commercialista farà i soliti miracoli. Gli stessi miracoli che è riuscito a fare Tremonti, del resto: uno che studiava i modi per fottere il Fisco e che, ovviamente secondo gli standard italiani, ora ne detta le regole.

Nessuno parla di legalità, eppure l’evasione fiscale è da Campioni del Mondo.

Tutti parlano di tagli alla spesa pubblica. Nessuno promette di eliminare i Consigli di amministrazione delle società pubbliche da sempre “arello” di personaggi orrendi e politici ultratrombati.

Tutti parlano di contratti, del loro rinnovo al ribasso. E nessuno che parli degli stipendi dei “manager” illuminati che passano la giornata a fare il sudoku.

Tutti a parlare degli stipendi dei politici, dei vitalizi, dei loro privilegi: sarebbe la cosa più semplice, veloce e visibile, ma si parla giusto di una “sforbiciata”, un’altra di quelle cose “creative” tanto care a Tremonti.

Sono sempre i soliti, non sanno far altro che abbaiare ma poi, per fare cassa, ci emttono sempre le mani in tasca.

Ciò che realmente ci vuole è una riforma nella gestione delle cose, delle spese, e dei controlli.

Non tagli ma gestione virtuosa delle cose pubbliche.

Ma questo non lo dice nessuno perché significherebbe prendere a calci nel sedere gli amici e gli amiconi che, però, garantiscono voti e pagano la loro tangente, in un modo o nell’altro.

E, come tantissimi altri, sono stufo di sentirmi colpevole d’onestà: perché se la crisi pretende il mio sacrificio, vuol dire che in una certa misura io sono responsabile di questo disastro.

E QUESTO NON E’ VERO.

Servono rispetto delle regole, trasparenza, razionalizione, idee: altro che tagli e aumento delle tasse, patrimoniale e altre porcherie per metterci le mani in tasca.

Del resto, non sanno fare altro.

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