Tutti al mare

Una premessa è d’obbligo: il trenino per Hostia funziona benissimo. Parte in orario e arriva in orario.

Evviva.

Il fatto che funzioni alla grande non vuol dire, però, che il viaggio sia confortevole e sereno. Già il venerdì mattina la situazione mostra i sintomi dei giorni seguenti. Ma il sabato e la domenica prendere il trenino significa andare in contro all’imprevisto assoluto, alla libidine dell’orrore, all’apoteosi de la shchifezz’ come direbbe Cecco il nipote del fornaio sotto casa.

Riesco ad entrare per un pelo sull’ultima vettura prima della partenza delle 8.50 Chi tardi arriva male alloggia, dice il proverbio. E difatti io sono andato a finire davanti all’uomo col fiato più puzzolente del mondo. Un alito da campione del Mondo, feroce, che non mi ha abbandonato fino a Acilia quando il trenino ha cominciato a svuotarsi. Spintoni, maledizioni terribili, gomitate, insulti a mezza bocca contro gli extracomunitari, sono ciò a cui si va incontro prendendo questo treno nell’ultimo weekend di luglio. Ma a margine ci sono i Campioni del Mondo, quelli incapaci di passare inosservati, di rendersi conto che si trovano in un luogo comune, di dover, insomma, rispettare almeno i minimi canoni del rispetto.

E allora troviamo nell’ordine:

– Madre stronza e incosciente con figlio ultrarompicoglioni che non smette neanche per un lurido secondo di premere la paperella a fischio;
– Due ragazzini che in una situazione già piena di rumori fastidiosissimi decidono di cambiare le suonerie dei rispettivi telefonini;
– I due quindicenni innamorati che, a colpi di lingue sbrodolanti liquami irriferibili, provano a riscrivere i canoni della sensualità;
– Quello/a che non ci arriva proprio a capire che lo zaino in spalla, in una situazione di strapieno, è poco opportuno;
– Quello/a che scorreggia mentre sta uscendo alla fermata (la/lo riconosci perché, valcando il limitare della vettura, ride senza apparente motivo);

L’osservazione di tutti questi comportamenti ha scandito il resto del tempo necessario per arrivare all’agognata, ultima stazione di Cristoforo Colombo. Scendo e mi dirigo verso la prima spiaggia libera: l’intento è quello di vedere quanto può costare una giornata ad Hostia cercando di risparmiare il più possibile: il brivido della sfida, dell’avventura metropolitana da raccontare a Campo de’ Fiori tra una cazzata e l’altra.

Definire un carnaio la massa di gente trovata su quel fazzoletto di sabbia è piuttosto riduttivo. Inizialmente propenso a fermarmi nelle retrovie, dove cioè il sole picchia sulla fronte come Efesto forgia le saette di Zeus, ho infine preferito la salutare passeggiata dopo aver notato un bacarozzo fare capolino sul mio telo.

Cammina cammina, la situazione invero non appare mica così radiosa laddove si pagano “fior di quatrini”: eccettuate le varie manifestazioni sportive che si svolgono sul bagnasciuga delle spiagge libere (ormai veri e propri tornei, con scommesse di un certo livello, fratture più o meno complesse, risse), molti stabilimenti di Hostia – noti più per l’avidità dei gestori che per altro – pur di far entrare più gente possibile invadono la spiaggia ben oltre il consentito e restringono ulteriormente gli spazi tra un ombrellone e l’altro. Col risultato che, anche non volendo, come minimo tutti si fanno i cazzi di tutti gli altri.

Stanco e amareggiato, ho preso un caffé e sono tornato a prendere il treno dopo nemmeno due ore. Entrato in carrozza, mi sono seduto accanto a una ragazzetta molto carina che stava dormendo.

Grave, gravissimo errore, soprattutto se la carrozza è mezza piena e, stranamente, un posto resta libero. Mi sono incautamente seduto accanto a lei.

A Castelfusano m’ha appoggiato la testa sulla spalla destra.

A Casal Bernocchi mi ci sbavato sopra.

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