Un Paese dalla coscienza sporca

Il fatto che ieri in Senato fossero presenti soltanto in 11 la dice lunga non solo sull’inutilità dell’ennesima manovra stilata dal Governo. Oltre ad essere l’ennesima occasione sprecata dall’opposizione per dare un segnale – macché, tutti a mostrar le chiappe chiare e tanti saluti – ciò che mi pare più evidente è il consueto senso di inerzia e indifferenza delle persone. Che si indignano al bar e al ristorante, o davanti all’aperitivo o ancora sotto l’ombrellone. Il perché è molto semplice: chi più chi meno, abbiamo tutti quanti la coscienza sporca.

Un alloggio popolare ingiustamente occupato; un impiego pubblico immeritato; una commessa da mantenere; un finanziamento per tirare avanti; i salti mortali per non pagare le tasse; i carpiati per non far figurare le fatture; il SUV e le vacanze ai tropici pur essendo nullatenente; le pensioni indegne; “l’accompagno” cialtrone; l’occhiolino di quà e la leccatina di là.
Raschia raschia, un po’ di polvere sotto il tappeto ce l’abbiamo tutti.
E chi non ce l’ha, o ritiene di non averla, o è un falso, o è un ipocrita, o è uno che merita di essere preso a bastonate sempre più forti.

Altrimenti non si spiegherebbe questa totale inerzia di fronte a ciò che sta accadendo. Siamo l’anello debole della crisi, e la paghiamo in prima persona. Non ne abbiamo alcuna responsabilità ma dobbiamo “fare la nostra parte”. I servizi sociali azzerati, il patrimonio immobiliare e artistico pronto per essere svenduto, i tagli alla sanità, l’attacco decisivo ai diritti dei lavoratori. Per non parlare delle privatizzazioni selvagge: gli esempi, ad oggi, non hanno dato i frutti virtuosi che erano stati prospettati.

Tutto questo avviene mentre la politica continua a farsi gli affaracci suoi, a godere, ad andare in giro gratis a vedere le partite di pallone, a scopare le puttane e i puttani, a incancrenire gli uffici pubblici (inserendo parassiti e dirigenti incapaci in modo tale da trovare una giustificazione per “tagliare”), a prendere la pensione, i vitalizi, etc etc.

Ma evidentemente, ognuno di noi ha qualcosa da perdere se vengono toccati questi privilegi, questi interessi.

Abbiamo evidentemente paura che succeda, di rimbalzo, qualcosa alla nostra attività, al nostro stipendio, al nostro tenore di vita.

E non ci accorgiamo che ci stanno scannando come le pecore, ci stanno togliendo tutto: ci hanno tolto anche i sogni, ci è rimasto il computer e una connessione neppure all’altezza. Dovremmo pretendere il meglio che il mercato offre, costringerlo, almeno influenzarlo: e invece non facciamo altro che subirlo, in silenzio e pure ringraziando. Il mondo si muove sempre più velocemente, noi non siamo riusciti neppure a far costruire una autostrada capace di collegare per bene il Nord al Sud del Paese. Ma festeggiamo allegramente i 150 anni di un Paese diviso e orfano di  identità.

Subiamo e continuiamo a subire, consapevoli di essere presi in giro dai grandi gruppi di potere che controllano la classe politica più immonda d’Europa. Diamo un’occhiata a Facebook, spariamo due cazzate, un buon caffé e via a far finta di niente: tanto “che vuoi fare? E’ tutto uno schifo. Non ce la si fa più. E adesso basta.”

E’ l’anticamera per finire male. Siamo talmente docili da subire un Parlamento irresponsabile che per guarire da una crisi finanziaria danneggia continuamente l’economia del Paese. E poi se ne va in vacanza. Perché sono quasi tutti d’accordo. E quei quasi sono una irrilevante minoranza.

E’ un oltraggio continuo, si comportano come Hitler: ci raccontano bugie sempre più grosse.

E noi continuiamo a crederci.

Ma per quanto ancora potremo fare finta di niente?

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