La storiella del Conte

Da Wikipedia: “La commedia dell’arte è nata in Italia nel XVI secolo ed è rimasta popolare fino alla metà del XVIII secolo, anni della riforma goldoniana della commedia. Non si trattava di un genere di rappresentazione teatrale, bensì di una diversa modalità di produzione degli spettacoli. Le rappresentazioni non erano basate su testi scritti ma su dei canovacci. “

 

Carlo Cottarelli
Carlo Cottarelli

Mattarella, Cottarelli, Conte, Di Maio, Salvini e Fico: già solo con siffatti cognomi il Ruzzante (al secolo Angelo Beolco) avrebbe tirato fuori una commedia divertente e beffarda. In politica, tuttavia, la realtà è sempre peggiore della fantasia e la commedia recitata dagli attori, con la regia del primo, è da 4 soldi.

Credere che Mattarella sia solo un mediocre esecutore delle decisioni dei “Poteri forti” è quanto di più stupido si possa fare. Arnese della vecchia guardia, il Presidente della Repubblica è un politico furbo e spietato, autore di una legge elettorale anche più lurida delle successive (perché per colpa di essa sono state create) e conosce il valore di tenere la bocca chiusa.

Cottarelli era già in ballo da settimane: ma era necessario farlo “maturare”, parlare, renderlo insomma visibile per prepararne la digestione, che sarà lenta ma inesorabile.

A meno che non crediamo alla storiella del Conte: quella per cui un nobiluomo rifiuta fama e feudo per difendere l’onore di un suo valvassore.

Una favoletta che si scontra con la realtà di qualsiasi epoca: una realtà per cui un nobiluomo, per garantirsi prebende (tradotto: farsi i cazzi suoi), non ci metterebbe granché a far fuori il valvassore. Si, insomma: se la questione tra Mattarella e Conte era “il poro Savona”, questo sarebbe stato sacrificato senza grandi difficoltà.

Il “lungimirante” Presidente della Repubblica avrebbe colmato i suoi scrupoli, il Presidente del Consiglio incaricato avrebbe avuto il suo Governo che, una volta formato, avrebbe potuto fare quanto promesso in questi giorni.

Savona non va bene? Avanti un altro e il gioco è fatto. Del resto, Salvini e Di Maio – gli “arrabbiati” dell’ultim’ora – pur di governare avrebbero facilmente sacrificato sia Savona che “Peppe er Conte”. La rinegoziazione del debito, l’uscita dall’euro, il reddito di cittadinanza eccetera li fai anche senza i due di cui sopra.

Non è storia di complotti né di dietrologie fantasiose: la favoletta serve a tirare fuori al momento giusto l’asso nella manica che risponde al nome di Carlo Cottarelli.

Niente più che un burocrate, forte dei ricatti trasversali grazie ai quali può garantire lo status quo.

L’uomo giusto al momento giusto.

Salvini verrà convinto a sedere al banchetto. La ricompensa per Di Maio è il ritorno all’opposizione senza passare dal via, cioé senza cospargersi il capo per essere caduto nella trappola – nel migliore dei casi – o aver partecipato consapevolmente al teatrino.

Questo non posso saperlo.

Ma non venitemi a raccontare la storia del Conte buono e del Re (Sergio I) cattivo.

 

 

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